[38] Enrico, e Costanza svenuta.
ENRICO.
Ignora il caro amico
Le sue felicita. Da me s'asconde,
Rinvenirlo non so ... Ma fu quel sasso
Una Ninfa riposa!
Silvia non è; dunque è Costanza. Oh come
Ha pien di morte il volto!
COSTANZA.
Aimè!
ENRICO.
Costanza?
COSTANZA.
Lasciami.
ENRICO.
Ah del tuo sposo
Vive all'amor verace.
COSTANZA.
Lasciami, traditor, morire in pace.
ENRICO.
Io traditor? Non mi conosci.
COSTANZA.
Oh stelle!
Gernando ov'è? Tu non sei più l'istesso?
Ho sognato poc'anzi, o sogno adesso?
ENRICO.
Non sognasti, e non sogni. Il tuo Gernando
Vedesti, a quel, che ascolto.
Di lui l'amico or vedi.
COSTANZA.
E mi ritorna innanzi? Ei, che ha potuto
Lasciarmi in abbandono?
[40] ENRICO.
Ah l'infelice
Non ti lasciò; ma fu rapito.
COSTANZA.
Quando?
ENRICO.
Quando immersa nel sonno
Tu colà riposavi.
COSTANZA.
Chi lo rapì?
ENRICO.
Di barbari pirati
Un assalto improvviso. Et si difese,
Ma nella man ferito
Perdè l'acciaro; il numero l'oppresse,
E restò prigionier.
COSTANZA.
Masino ad ora ...
ENRICO.
Masino ad or non ebbe
Libero, che il pensiero; e a te vicino
Col suo pensier fu sempre.
COSTANZA.
Oh Dio, qual torto,
Mio Gernando, io te feci!